L’Alluce Rigido: Prevenzione e Trattamento

29 Mar 2021 | patologie

Alluce Rigido

L’alluce rigido è una patologia degenerativa

 

L’alluce rigido è una patologia degenerativa a carico dell’articolazione che si trova alla base del primo dito del piede (alluce). Il disturbo è sostenuto da un processo artrosico che determina una progressiva riduzione della mobilità dell’alluce, il quale non riesce più a flettersi ed estendersi.

L’alluce rigido si associa, inoltre, a dolore durante la deambulazione, gonfiore e formazione di osteofiti tra la testa del primo metatarso e la base della falange prossimale. I fattori predisponenti possono essere molteplici e comprendono traumi acuti o cronici, alcune malattie sistemiche come la gotta o l’artrite reumatoide e conformazione anatomica del piede.

 

 

Principali cause e fattori di rischio

 

Dopo l’alluce valgo e le deformità delle altre dita, l’alluce rigido è una delle più frequenti patologie dell’avampiede. Essa colpisce in uguale misura la donna e l’uomo. Più frequentemente nella donna può essere una complicanza del trattamento dell’alluce valgo.

L’alluce rigido, spesso, è causato da una predisposizione dell’articolazione stessa. È il caso della testa metatarsale piatta. Anche un elevato del I raggio metatarsale può esserne la causa. Nel giovane sportivo un trauma da impatto con il suolo (turf toe) può condurre al danno cartilagineo e alla rigidità.

 

 

Alluce Rigido: come riconoscere la patologia

 

La rigidità si manifesta, inizialmente, con una riduzione della libertà articolare e nella comparsa di dolore di origine infiammatoria dopo lunghe camminate. Il passo successivo è la progressiva riduzione dell’articolarità, il dolore sempre più costante, la tendenza a camminare sulla parte esterna del piede e la formazione di una protuberanza dorsale detta bump dorsale. Il dolore a riposo indica una progressione della patologia e può associarsi a gonfiore ed infiammazione articolare, spesso complicata dagli osteofiti. Tale evenienza si manifesta con la sporgenza sottocutanea dell’osso neoformato, che determina conflitto e sfregamento all’interno della calzatura.

 

 

Diagnosi e Cura

 

Nella fase più avanzata dell‘alluce rigido, l’articolazione può essere completamente compromessa e risultano difficoltosi anche i gesti più semplici, come infilare le scarpe o compiere pochi passi. La diagnosi è essenzialmente clinica e va completata dallo studio radiografico del piede eseguito in ortostatismo nelle proiezioni dorsoplantare e laterale. Esame clinico e immagine radiografica consentono la stadiazione della patologia da 0 a III.

Una RMN si richiede quando, dallo stadio 2 in poi, si vuole avere anche un’informazione sulla presenza di artrosi del complesso metatarso-sesamoideo. Riguardo il trattamento nelle forme iniziali, stadio 0-I, una volta fatta la diagnosi, per ritardare il trattamento chirurgico si può ricorrere alla terapia infiltrativa endoarticolare con cortisone e acido Ialuronico, in associazione a trattamenti fisioterapici mirati, sempre sotto prescrizione del medico specialista effettuare mobilità articolare nei limiti della soglia del dolore e terapia fisica per provare in maniera conservativa a rimandare l’operazione.

Nello stadio I-II si può ricorrere all’osteotomia secondo Weil, fissata con due viti in Titanio amagnetico, ma il complesso metatarso-sesamoideo non dev’essere molto danneggiato, pena la perdita postoperatoria del grado di articolarità valutabile intorno al 70-80%. Nel postoperatorio, comunque, si perde sempre quasi il 50% del risultato intraoperatorio.

Dallo stadio II in poi si può ricorrere all’impianto di uno spaziatore in silicone con Grometts in Titanio al contatto con l’osso. Il risultato di questo intervento è eccellente consentendo il pieno recupero dell’articolarità. La deambulazione con adatte calzature postoperatorie, sia con l’osteotomia che con lo spaziatore, è immediata. Ricorrendo a queste tecniche la necessità di ricorrere a una fusione articolare (artrodesi) per eliminare il dolore è, ormai, pressoché nulla.

 

 

 

 

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