Epicondilite, come diagnosticarla e quali terapie effettuare per curarla.

26 Mar 2019 | patologie

Epicondilite

Che cos’è l’epicondilite?

 

Per epicondilite si intende una patologia infiammatoria e dolorosa a carico dei tendini la cui funzione è di collegare i muscoli dell’avambraccio alla parte esterna del gomito, da qui epicondilite laterale.

Conosciuta anche come gomito del tennista, considerando che il tennis è lo sport principe nell’esposizione alla tensione delle strutture muscolari e scheletriche tipiche dell’epicondilite.

Può presentarsi un sovraccarico funzionale, ovvero l’utilizzo cronico e eccessivo da parte di quelle persone che, o per ragioni sportive o lavorative, ripetono dei movimenti in maniera obbligata.

È un’infiammazione che coinvolge i muscoli e i tendini che vanno ad inserirsi nell’epicondilo laterale ai quali sono attribuite le unzioni di estensione del polso e delle dita della mano. Nel tempo la sintomatologia dolorosa tende ad intensificarsi e a manifestarsi anche a riposo, comportando una funzionalità in riduzione nella mano, polso e gomito, perché si perpetuano i comportamenti sbagliati.

Insorge generalmente tra i 30 e i 50 anni, anche se la totalità della popolazione può esserne colpita, perché si è sottoposti a dei fattori di rischio, lavorativi e/o ricreativi. Oltre al tennis le attività che possono concorrere allo sviluppo di questa patologia sono anche gli sport da lancio, il golf, la scherma e attività professionali che portano a movimenti ripetitivi di mani e polso ad esempio il muratore, carpentiere, sarto, macellaio, cuoco, pittore e falegname. O attività ricreative quali il violino o il giardinaggio.

 

Quando sospettare l’epicondilite?

 

La sintomatologia dell’epicondilite si sviluppa in maniera graduale. L’esordio della sintomatologia dolorosa è lieve per poi acutizzarsi in un breve periodo, in genere settimane e mesi. Spesso l’esordio è associato ad un trauma violento. Il paziente può presentare dolore e gonfiore sulla parte esterna del gomito, quindi sull’epicondilo laterale, o nella parte esterna dell’avambraccio e irradiarsi fino a raggiungere polso e la mano in genere posteriormente.

Si può avere difficoltà anche nella presa, sia di oggetti piccoli e leggeri che pesanti, un aggravamento del dolore con l’estensione e una rigidità mattutina. Il braccio che ne risente di più è il dominante, ma possono essere interessati entrambi. Il sintomo tipico si avverte con la torsione, ad esempio quando si prova ad aprire un barattolo o girare una maniglia.

 

Come si può diagnosticare l’epicondilite?

 

Alla presenza del dolore al gomito persistente è consigliabile rivolgersi allo specialista ortopedico. Ci sono una serie di fattori che concorrono a questa diagnosi. I sintomi, che dopo un adeguato esame obiettivo il medico potrà valutare e una buona anamnesi per identificare i fattori di rischio e particolari attività lavorative, sportive o ricreative che concorrono allo sviluppo dell’epicondilite.

Con un’attenta anamnesi lo specialista potrà risalire all’evento traumatico, alla sede esatta del dolore o alla presenza di altre patologie. L’ortopedico inoltre effettuerà una serie di test per capire l’origine del dolore, con la palpazione diretta durante l’esame obiettivo e trovare dei segni, ad esempio la presenza di tumefazione localizzata. Il medico potrà eseguire dei test quali la palpazione, il test di Cozen e di Mills.

 

Quali esami mi potrà chiedere l’ortopedico per diagnosticare l’epicondilite?

 

Lo specialista ortopedico potrà chiedere diversi esami per escludere altre patologie e per accertare il sospetto di epicondilite quali la radiografia del gomito, la risonanza magnetica e un’elettromiografia.

 

Mi è stata diagnosticata un’epicondilite, cosa devo fare?

 

L’epicondilite è una condizione limitante, che tende alla guarigione con il riposo. Ma spesso il dolore può perdurare nel tempo ed aggravarsi e lo specialista potrà adottare un approccio conservativo o chirurgico, valutando i rischi e i benefici che potrà avere il paziente in base al suo quadro clinico.

 

Quale trattamento conservativo?

 

L’opzione chirurgica è solitamente rara. Nella maggior parte dei casi l’approccio convenzionale (non chirurgico) si dimostra risolutivo in circa l’80-95% dei pazienti.

Il disturbo può avere una durata breve, meno di tre settimane, ma può anche perdurare nel tempo da sei mesi a due anni. Se non affrontata in maniera adeguata l’epicondilite può recidivare o cronicizzare.

Il riposo è il primo consiglio dello specialista quando i sintomi infiammatori sono nella fase acuta e si deve evitare l’attività che ha portato a questo disturbo ed evitare l’aggravarsi della sintomatologia.

Per ridurre il processo infiammatorio l’ortopedico potrà prescrivere una terapia antinfiammatoria e antidolorifica. La fisioterapia verrà raccomandata se la sintomatologia sarà più grave e duratura nel tempo perché la terapia manuale può portare ad un miglioramento della sintomatologia dolorosa e della rigidità a carico dell’articolazione. Nel trattamento di forme dolorose lo specialista potrà consigliare l’infiltrazione locale di corticosteroidi.

 

Quale trattamento chirurgico?

 

Se con la terapia conservativa non si avrà un miglioramento della sintomatologia si potrà prendere in considerazione l’opzione chirurgica.

L’approccio chirurgico adatto al paziente sarà valutato dallo specialista in base a diversi fattori, quali la gravità del danno, le caratteristiche del paziente e le comorbidità presenti.

L’intervento chirurgico potrà essere eseguito a cielo aperto o per via artroscopica.

 

 

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2 Commenti

  1. Anna Mathiesen

    Il corretto funzionamento delle articolazioni e dovuto al sistema nervoso centrale che controlla il loro funzionamento attraverso i muscoli, i quali tengono i componenti articolari nella giusta posizione : squilibri a livello neuromuscolare possono creare una cattiva postura, che si ripercuotera su tutte le articolazioni, soprattutto quelle sottoposte a carichi maggiori, come quelle delle gambe. I pazienti che soffrono di artrosi del ginocchio (per diagnosticarla basta una semplice radiografia), devono correre ai ripari, sopratturo per eliminare il sintomo piu sgradevole, ossia il dolore .

    Rispondi
    • FisiomedFrascati

      grazie

      Rispondi

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