Distorsioni caviglia: di cosa si tratta e come intervenire

26 Mar 2019 | patologie

distorsioni caviglia

Distorsioni caviglia: di cosa si tratta

 

In Italia si contano circa 10.000 distorsioni di caviglia al giorno, un dato impressionante, che testimonia quanto questa articolazione sia la più soggetta ad incidenti.

Andando ad analizzare anatomicamente la caviglia ci troviamo di fronte ad una struttura degna del miglior ingegnere meccanico.

A livello osseo la tibia ed il perone distali formano la pinza astragalica che si appoggia sull’osso di cui prende il nome, ovvero, l’astragalo.

Possiamo suddividere il piede in tre parti, il retropiede composto da calcagno ed astragalo, il mesopiede dal cuboide navicolare ed i 3 cuneiformi, e l’avanpiede dove troviamo le ossa metatarsali e le falangi.

Queste ossa sorreggono tutto il peso del nostro corpo e sono stabilizzate in maniere passiva dai legamenti ed in maniera attiva dai tendini.

È proprio questa stabilità che viene a mancare quando parliamo della distorsione di caviglia.

 

Le cause:

 

Il maggior numero di traumi avviene in sport in cui il contatto fisico, i salti e i cambi di direzione sono alla base del gesto atletico, come ad esempio il calcio, la pallavolo, il basket, il rugby e il tennis.

Numerosi sono anche gli incidenti nelle attività della vita quotidiana, azioni semplici come camminare, scendere da un marciapiede o da un gradino.

Le cause che possono provocare una distorsione di caviglia, quindi, sono molteplici. Per comodità possiamo suddividerle in due tipi. Le cause intrinseche, dovute ad una lassità tendinea o legamentosa e ad una scarsa stabilità dell’articolazione e quelle estrinseche, dovute a traumi esterni o incidenti per mancata attenzione.

Ovviamente, i soggetti più a rischio sono coloro che vengono già da una precedente distorsione, che se non curata nel modo giusto, può portare a ricadute recidivanti molto più importanti e gravi.

 

Tipologie di distorsioni caviglia:

 

Esistono 2 tipi di distorsione:

  • in inversione: è la più comune (circa l’80%) e colpisce il compartimento esterno. Avviene quando la caviglia compie un movimento di supinazione, adduzione e flessione plantare. Nei casi più gravi oltre al danno ai tessuti molli c’è il rischio di frattura al malleolo tibiale.
  • in eversione: colpisce il compartimento interno ed avviene quando la caviglia compie un movimento di pronazione, abduzione e flessione dorsale. Nei casi più gravi è possibile incombere un una frattura del malleolo peroneale.

Le distorsioni, inoltre, non sono tutte uguali, possono variare di grado, da lieve a grave, a seconda del danno subito dai legamenti, tendini e ossa colpiti.

Il danno viene stabilito in base a 3 gradi di gravità:

  • Grado I: micro lesione del legamento o del tendine con lieve gonfiore. È possibile deambulare con piccola percezione di dolore.
  • Grado II: lesione più ampia del legamento o del tendine, dolore con lieve tumefazione, gonfiore e calore sulla pelle visibile ad occhio ed al tatto. La deambulazione ed i movimenti attivi provocano dolore.
  • Grado III: rottura completa del legamento o del tendine associata spesso anche ad una frattura ossea. Tumefazione e gonfiore gravi, la caviglia è molto calda. Il paziente manifesta instabilità e tremolio e non è possibile la deambulazione.

 

Cosa fare quando ci troviamo di fronte ad una distorsione?

 

Mantenere la calma è sempre la soluzione migliore, se non ci sono fratture esposte è d’obbligo utilizzare il protocollo R.I.C.E. che consiste nella compressione della caviglia con un bendaggio, l’applicazione di ghiaccio, l’elevazione dell’arto e il riposo.

Se la distorsione è di grado II o III è indicato contattare lo specialista il quale, dopo una visita di controllo, richiederà se opportuno degli esami strumentali come RX, RMN o Ecografia e una volta stabilito l’iter riabilitativo, provvederà al trattamento in fase acuta e successivamente al recupero della stabilità per evitare ricadute.

 

 

FisiomedFrascati Staff

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